Come si comporta un presidente
“Non sappiamo che esito avrà la primavera di rivolte in medio oriente, forse non siamo in grado nemmeno di condizionarle in modo decisivo, ma le forze della civilizzazione non sono certo sprovviste di risorse”. Lo dice al Foglio Bill Kristol, il direttore del magazine conservatore americano Weekly Standard. Leggi Reggere al crollo della “quarta sponda” - Leggi Tutti gli articoli del Foglio sulle rivolte in Libia

Sul fatto che gli egiziani e i tunisini si siano sbarazzati da soli dei loro dittatori, secondo Kristol, “pesa certamente quello che Bush ha fatto e detto in medio oriente. Non si può dire che sia una conseguenza inevitabile della sua politica estera, che però è stata utile. Spero che l’operato del presidente Obama possa essere ancora più incisivo”. Kristol avverte che questa è un’occasione decisiva per il capo della Casa Bianca, “anche se non è proprio quella che aspettava o quella che avrebbe desiderato”. Oggi, Obama non può permettersi di restare “passivo di fronte agli eventi o di essere paralizzato dai dubbi. E’ un momento storico, non può lasciarselo sfuggire. Non soltanto perché quello che sta succedendo nel mondo arabo può rafforzare alcuni interessi degli Stati Uniti, ma perché noi crediamo che i princìpi che professiamo siano universali, non realizzabili sempre e ovunque, ma da favorire quando e dove è possibile”.
Non è detto che l’esito di questo sforzo dia i risultati che l’occidente si aspetta: “E’ possibile, persino probabile, che la primavera araba del 2011 fallisca, così come è già successo con altre primavere, che non si sono mai concretamente realizzate – dice Kristol – ma gli Stati Uniti e l’Europa devono aiutarla, stando dalla parte di chi si oppone alla tirannia, anche quando la vittoria sembra improbabile. Certo, è molto difficile dire cosa si debba fare in ognuna delle nazioni coinvolte: le scelte dipendono da valutazioni complesse dei problemi che si incontrano sul campo. Se però molti analisti e commentatori dedicassero più tempo a capire cosa può essere fatto piuttosto che a escogitare analogie brillanti che sembrano spiegarci il destino degli eventi, illustrando l’inevitabile fallimento dei nostri sforzi, forse capiremmo che possiamo influire su questi movimenti più di quanto non pensiamo ancora”.
L’occidente, sostiene Kristol, ha tutto da guadagnare: “In fondo, non è forse possibile che l’arrivo di nuovi paesi nel mondo della libertà finisca per ravvivare il nostro amore e la nostra comprensione della libertà?”.
(traduzione di Marco Pedersini)
Non è detto che l’esito di questo sforzo dia i risultati che l’occidente si aspetta: “E’ possibile, persino probabile, che la primavera araba del 2011 fallisca, così come è già successo con altre primavere, che non si sono mai concretamente realizzate – dice Kristol – ma gli Stati Uniti e l’Europa devono aiutarla, stando dalla parte di chi si oppone alla tirannia, anche quando la vittoria sembra improbabile. Certo, è molto difficile dire cosa si debba fare in ognuna delle nazioni coinvolte: le scelte dipendono da valutazioni complesse dei problemi che si incontrano sul campo. Se però molti analisti e commentatori dedicassero più tempo a capire cosa può essere fatto piuttosto che a escogitare analogie brillanti che sembrano spiegarci il destino degli eventi, illustrando l’inevitabile fallimento dei nostri sforzi, forse capiremmo che possiamo influire su questi movimenti più di quanto non pensiamo ancora”.
L’occidente, sostiene Kristol, ha tutto da guadagnare: “In fondo, non è forse possibile che l’arrivo di nuovi paesi nel mondo della libertà finisca per ravvivare il nostro amore e la nostra comprensione della libertà?”.
(traduzione di Marco Pedersini)